Gita sociale a Bardi (PR) e Brescello (RE) - 07 maggio 2011 di Fabrizio Cesarini Per la prima delle uscite previste nel corso del 2011 si è optato per due località dell'elegante e operosa Emilia: il Castello di Bardi sull'Appennino Parmigiano e Brescello, in provincia di Reggio Emilia, città resa famosa dai racconti di Giovannino Guareschi sulle vicende di Don Camillo e Peppone. Così sabato 07 maggio 2011, alle 6.30 in punto, siamo partiti dal parcheggio di via 3 Chiodi ad Ala alla volta della nostra prima destinazione: il castello medioevale di Bardi. Dopo aver percorso una lunga e tortuosa strada appenninica si è giunti alla cittadina di Bardi sulla quale si erge la Fortezza, edificio imponente costruito al fine di fronteggiare le lotte che per lungo tempo divisero i Landi, signori del luogo, dai duchi di Parma. Al nostro arrivo siamo stati accolti dalla guida che, nel punto in cui veniva calato il ponte levatoio, ci ha narrato la storia del maniero. La nascita della fortezza risale alla fine del IX secolo per proteggere la popolazione dalle invasioni ungare, poi nel tempo la sua struttura si rafforza sempre di più acquistando una preminente funzione militare nel XVI secolo, fino a quando la famiglia Landi viene privata delle sue residenze in Piacenza; a questo punto il Castello diventa palazzo signorile e rimane l'unica dimora del sovrano che amministra uno Stato di montagna, tentando di resistere alla politica accentratrice del duca di Parma. Una volta estinta la dinastia dei Landi, il Castello viene acquistato dai Farnese, duchi di Parma, e da quel momento il suo ruolo diventa periferico. Nel 1868, infine, dopo essere stato anche carcere militare, la struttura viene ceduta all'amministrazione comunale. Ed è proprio del periodo carcerario che resta una traccia in una delle sale più antiche e sinistre del maniero in cui si può vedere tutta una serie di oggetti che venivano usati per torturare i prigionieri. Si tratta di materiale appartenente a diverse epoche, dal periodo dell'Inquisizione al XVIII secolo. Ad ogni castello che si rispetti viene ovviamente associata una storia di fantasmi e Bardi non fa eccezione. Il nome di questo fantasma è Moroello che era un comandante delle guardie nel XV secolo. La storia racconta che la sua amata, credendolo morto, si gettò dalla rupe del castello. Egli affranto dal dolore fece poi altrettanto e oggi il suo spirito, si dice, scorrazzi di tanto in tanto sui camminamenti esterni del maniero. Un'equipe di studiosi di Bologna - con una particolare tecnica - è riuscita addirittura a fotografarlo. Terminata la visita abbiamo ripreso l'autobus, piuttosto affamati, alla volta della Val Noveglia, nel cuore dell'Appennino, dove ci avrebbe atteso il pranzo. Ed è qui che abbiamo avuto una sorpresa inattesa e gradita. Infatti, giunti sul posto, ci siamo trovati di fronte ad un locale, molto rustico, sul quale capeggiava un'insegna che citava il nome di Geppetto, come il personaggio dei racconti di Collodi. Entrati all'interno del locale, abbiamo subito capito che era stata fatta la scelta giusta. Su un tavolo, infatti, facevano bella mostra di sé pane cotto a legna, crostate e torte di mele fatte in casa. Ma era solo l'inizio …  Nel frattempo, siamo stati salutati dal signor Geppetto che in tutto e per tutto assomigliava al papà di Pinocchio: occhialini tondi appoggiati sul naso, capelli bianchi, molto cordiale e simpatico, che ci ha subito messo a nostro agio raccontandoci aneddoti di vita vissuta e non solo,  proprio come avrebbe fatto un nonno con i suoi nipoti. Terminato il pranzo, passando dallo gnocco fritto con culatello locale alla porchetta in crosta di pane, anche se a malincuore, ci siamo congedati dal buon Geppetto con la promessa di tornare a trovarlo quanto prima e abbiamo ripreso il tragitto per l'ultima tappa della nostra gita: Brescello, a pochi chilometri da Parma. Esso è universalmente conosciuto perché vi sono stati girati tutti i film di "don Camillo" con Fernandel e Gino Cervi. Ed è proprio per celebrare questi film che é stato creato un museo a loro dedicato che si chiama il "Museo di don Camillo".  Proprio questa è stata la prima tappa della nostra visita: qui, con la nostra guida Simona, abbiamo potuto ammirare innumerevoli locandine e manifesti originali, fotografie scattate sul set e oggetti utilizzati nei vari lungometraggi, come l'abito e la bicicletta di don Camillo. Una volta usciti, abbiamo proseguito il nostro tour attraverso i luoghi che hanno fatto da sfondo alle scene dei film. Abbiamo visitato la chiesa in cui è custodito il Cristo con cui colloquiava don Camillo, la casa di Peppone e la famosa campana "Gertrude". Al termine della visita, salutata la nostra accompagnatrice, nel tardo pomeriggio abbiamo definitivamente ripreso la via del ritorno. Un doveroso ringraziamento va, come al solito, agli organizzatori della gita, ai soci e a tutti gli amici che vi hanno partecipato.