Nella culla della civiltà e sui campi delle grandi battaglie d’Africa di Ivo Baroni, consulenza storica di Ugo Tognotti Foto di Ivo Baroni e Paolo Leonardi IL RITORNO DEL "REDUCE JOHN" A 87 anni Lamberto Pedrinolla, familiarmente “John” per gli amici, soprannome simpatico, ma doloroso retaggio di una triste giovinezza trascorsa tra il fronte africano e la lunga prigionia in Scozia, mai avrebbe pensato di tornare, da “reduce”, a calcare l’infinita distesa di sabbia del deserto d’Egitto e a rivedere quei luoghi, teatro di sanguinosi scontri e di morte, che erano stati paesaggi, purtroppo familiari, di giorni e notti terribili e gli erano rimasti indelebilmente impressi nel cuore e nella mente. Sì, perché il soldato Lamberto Pedrinolla, classe 1922, milite della Divisione Corazzata Littorio, è uno dei superstiti - ne sono rimasti ormai davvero pochi - della guerra in Africa e delle battaglie di El Alamein, la seconda delle quali, quella decisiva per le sorti del conflitto, inizia il 23 ottobre 1942. Uno scontro memorabile ai margini del deserto africano combattuto dalle forze alleate, guidate dal generale inglese Montgomery, contro le truppe dell’Asse del Feldmaresciallo Erwin Rommel, soprannominato "la volpe del deserto" per la sua astuzia e abilità strategica. Gli ultimi a cedere ad El Alamein, il fronte massimo dell’avanzata italo-tedesca, sono gli uomini della "Folgore", abbarbicati a sud, ai margini della depressione di El Qattara. I Parà Italiani resistono per ben tredici giorni senza indietreggiare di un metro, pur senza acqua e senza cibo. La divisione “Littorio" rimane con solo due compagnie bersaglieri del 12° reggimento e con meno di venti carri. Quando poi gli Alleati prendono il sopravvento, comincia la lunghissima ritirata, l'odissea dei settantamila superstiti della battaglia di El Alamein: tremilaquattrocento chilometri nel deserto fino alla linea francese fortificata del Mareth in Tunisia dove l'anno successivo (febbraio 1943) Lamberto, come molti suoi commilitoni, viene fatto prigioniero dagli Inglesi e finisce nei campi di lavoro in Scozia. Una storia dolorosa e drammatica che man mano passano gli anni diventa ricordo struggente, un ricordo che “John”, piuttosto schivo e riservato, è restio a rendere pubblico e custodisce gelosamente e dolorosamente in cuor suo, come un pesante fardello di una gioventù d'inferno in cui la vita è stata spesso appesa ad un filo. Fino a quando, qualche anno fa, l’insistente curiosità di Ugo Tognotti, grande appassionato di storia, rimuove le remore del “reduce” che si apre e comincia a raccontare con dovizia di particolari una vicenda che affascina e, al tempo stesso, fa accapponare la pelle e commuove. A Tognotti sembra di cogliere nel pensiero e nello sguardo di Lamberto un desiderio che le parole non riescono ad esprimere, così non esita un istante a pronunciare una solenne promessa, “John, tornerai ad El Alamein, ti ci porto io!”. Il resto è storia di questi giorni. Ugo Tognotti, socio fondatore dell’Associazione storico-culturale Memores (“coloro che ricordano”), condivide con l’intero direttivo questa promessa e, in occasione dell’anniversario dei cinque anni di attività dell’Associazione, si accolla l’onere di organizzare la gita sociale ad El Alamein, iniziativa di prestigio e di spessore, che diventa il fiore all’occhiello dell’intenso calendario di attività di Memores per il 2009.