IL FASCINO SELVAGGIO DEL DESERTO Sabbia, sabbia, finissima sabbia, dune e depressioni, un paesaggio familiare per gli Egiziani, un angolo naturalistico suggestivo, selvaggio ed affascinante per chi lo vede per la prima volta e per chi vive la straordinaria ed indimenticabile avventura in questo paradiso. La striscia di deserto che va dal mare fino alla depressione di El Qattara è stata un'area strategica e determinante per le sorti della guerra. Un fronte di circa ottanta chilometri con centinaia di postazioni difensive e con la dislocazione di migliaia di mezzi, cannoni, campi minati (ne esistono ancora moltissimi), fili spinati, depositi e piste. Questo è stato il punto di massima penetrazione delle truppe dell'Asse, qui si è scatenata l'offensiva degli Alleati, qui si è conclusa con la sconfitta italo-tedesca la seconda battaglia di El Elamein  e la guerra d'Africa. In questo scacchiere bellico, oltre alla mitica Folgore che è rimasta decimata in un'eroica resistenza, era schierata anche la Divisione Corazzata Littorio del soldato Lamberto Pedrinolla. Nel viaggio alla scoperta dell'Egitto non poteva mancare allora un'escursione nel deserto a bordo di quattro jeep attrezzate per ogni evenienza. La meta è la depressione di El Qattara che ha un'area di circa 19.500 Km² ed il cui fondo scende fino a 134 mt al di sotto del livello del mare. Per quanto riguarda la sua genesi, recenti studi attribuiscono la sua formazione a fenomeni carsici ed erosivi nelle rocce calcaree mioceniche, iniziati nel Miocene superiore (8 milioni di anni fa) durante una regressione marina che, arretrando la linea di costa, ha lasciato le formazioni calcaree soggette a fenomeni di dissoluzione ad opera delle acque continentali. Sparsi attraverso le rocce clastiche dell'Oligocene e del Miocene inferiore vi sono enormi tronchi di alberi che si concentrano in alcune aree formando le cosiddette foreste pietrificate, montagne di corallo, fossili di ogni specie. Si pensa che la silicizzazione dei tronchi, vista l'assenza delle parti fragili sia avvenuta dopo il loro trasporto ad opera di attività fluviale, molto attiva in quell'epoca. Il paesaggio si snoda fra sabbie insidiose e rocce accuminate. Partiamo dal villaggio di buon'ora, siamo in tredici, accompagnati da un militare dell'esercito. Percorse alcune decine di chilometri di strada asfaltata, giriamo a destra, imboccando una pista in zona militare (poco dopo incontreremo il quartier generale di una brigata corazzata egiziana), il cui accesso è autorizzato dalle autorità governative. Ogni segno di vita sparisce, incomincia il deserto assoluto, filmiamo con lo zoom alcuni cammelli che si vedono in lontananza, essi sono fieri padroni assoluti di questi spazi infiniti, e non s'incontra più nessuno, fino al rientro,  al di fuori di alcuni camion che vanno e vengono dagli insediamenti petroliferi attivi nella zona desertica. E' un'autentica full immersion in un paesaggio mozzafiato dall'orizzonte infinito dove è facile perdere il senso dell'orientamento. Non lo perdono le nostre guide i cui potenti mezzi avanzano velocemente zigzagando sulla sabbia, ora compatta, ora soffice. Il sole picchia, il terreno è rovente. Prima di pranzo ci fermiamo un paio di volte per ammirare i resti di una foresta pietrificata, ai quali si mischiano schegge di proiettili e piccoli residuati bellici. Ugo sembra un operatore navigato, filma tutto, cattura spazi e prospettive, commenta come uno stratega militare ogni zona immaginando la reale dislocazione dei mezzi e il posizionamento degli uomini degli opposti schieramenti durante le operazioni belliche del 1942. Il pensiero di Lamberto va invece a quei giorni torridi e a quelle notti fredde di guerra, con rifornimenti bellici al contagocce, senza acqua e con scarsi viveri, una quotidiana lotta per la sopravvivenza in un mondo sconosciuto e irreale. A mezzogiorno gustiamo l'ospitalità egiziana all'ombra di due giganteschi palmizi dell'oasi di Moghra. Le guide coprono la sabbia con grandi tappeti rossi su cui pranziamo dopo esserci liberati dalle calzature. Sulle tavole non manca nulla, compreso un gustoso salame di capra e una dissetante tazza di karkadè. Come non mancano altre meraviglie del deserto. Continuiamo a scoprire l'oasi. Una conca rocciosa che circonda la depressione e per terra sabbia finissima, una miriade di tronchi fossili, alcuni enormi, e qualche affioramento gessoso. La marcia è ora spedita, sabbia compatta color giallo ocra, piccole dune una palma, qualche cammello in lontananza. E' un angolo di natura formato da un lago salmastro di dimensioni variabili a seconda della stagione, molte canne, tamerici numerosi volatili. La conca sabbiosa che lo circonda, molto alta a nord degrada progressivamente verso sud allineandosi alla piana sabbiosa e dunosa della depressione. Una curiosità letta sui libri di storia: in fondo del lago è sepolta  una Chevrolet dei LRDG (Long Range Desert Gruop) che si  insabbiò in un giro di ricognizione durante la Guerra. Dopo una sessantina di chilometri tra dune, costoni, avvallamenti e distese infinite di sabbia, davanti a noi s'intravvede la sagoma inconfondibile del " mammellone di Himeimat", uno dei capisaldi della Folgore, sicuro riparo dai cannoneggiamenti nemici, perché dietro di esso potevano arrivare solo i colpi di mortaio. Poco dopo, vicino ad un nutrito numero di residuati bellici a fianco della pista, conosciamo l'area dove era schierata la divisione Bologna, mentre la Corazzata Littorio del soldato Pedrinolla distava appena due chilometri dall'ospedale inglese, i cui resti visitiamo nel pomeriggio, ultima tappa di una straordinaria avventura. Da qui lasciamo le posizioni occupate dalle truppe dell'Asse e imbocchiamo la "pista dell'acqua" attraversando le postazioni degli Alleati, per finire su una strada impossibile disseminata di crateri, un'arteria sconnessa a prova di autocisterne e di jeep che collega El Alamein ai pozzi petroliferi e dove il petrolio abbonda non solo nel ....sottosuolo! Transitando sulla litoranea all'occhio attento e alla memoria storica di Ugo non sfugge un cartello indicante la località di Sidi Abdel El Rahman. Fermata obbligatoria con ricerca del minareto, che troveremo il giorno dopo, da dove partiva la storica "palificata" (linea telegrafica) che arrivava fino alla depressione di El Qattara. Al rientro al villaggio un caloroso applauso e un grazie di cuore ai nostri accompagnatori per le emozioni di una giornata indimenticabile, un pasto veloce, una doccia che toglie la fatica e una calda notte egiziana, rinfrescata dalla brezza marina del Mediterraneo, a sognare le meraviglie del deserto.