“IL PARCO DEI CARABINIERI” di Roberto Mantiero Ricorrendo il centenario della Sezione di Schio "A. Ghitti" e in occasione del decimo raduno provinciale dell'Associazione Nazionale Carabinieri a Schio nei giorni 6, 7, 8 ottobre si sono susseguite varie iniziative condivise da un pubblico folto e partecipe. Particolare rilievo, anche perché destinata a lasciare piú duraturo il proprio segno, ebbe l'intitolazione, domenica 8, di uno slargo fino ad allora anonimo in via Riboli, di fronte all'ingresso dell'antico lanificio Cazzola. Il "Parco dei Carabinieri" venne ufficialmente inaugurato - come si leggeva nel programma della manifestazione - mediante lo “scoprimento con benedizione della targa in onore ai carabinieri scledensi Dall'Alba e Facci”. Una breve iscrizione apposta ad una lastra di marmo collocata nel Parco sta a motivare nel tempo tale dedicazione: ONORE AI CARABINIERI / DALL'ALBA NOÈ / FACCI GREGORIO / EROICAMENTE CADUTI NEL / SECONDO CONFLITTO MONDIALE // LA SEZ(IONE) DI SCHIO DELL'ASS(OCIAZIONE) NAZ(IONALE) CARABINIERI / NEL CENTENARIO DELLA SUA FONDAZIONE / 8 OTTOBRE 2006. Non sarà fuori luogo aggiungere alcune annotazioni ricavate - grazie alla collaborazione dell'Associazione Ricercatori Storici IV Novembre di Schio - dai fogli matricolari consultabili presso l'Archivio di Stato di Vicenza e da altra documentazione d'archivio: esse consentiranno di conoscere con ulteriori elementi la figura dei due caduti. Noè Dall'Alba nacque il 23 dicembre 1920 a Montebello Vicentino. Figlio di Eugenio e di Anna Trevisan, aveva frequentato le scuole elementari ed era operaio; con la famiglia visse a Magrè sino ai vent'anni circa, quando il 20 marzo 1940 venne chiamato alle armi. Assegnato al Distretto militare di Brescia al 77° Fanteria e poi trasferito al 208 Btg. Fanteria, partí il 21 novembre per l'Albania dopo essersi imbarcato a Brindisi. L'attività sua in Albania e nel Montenegro si svolse sino al 16 luglio 1941 quando, imbarcatosi sul piroscafo "Puccini" a Durazzo, rientrò in Italia. Qui ottenne di cambiare Arma e (7 luglio 1942) di essere assegnato quale carabiniere ausiliario a piedi presso la Legione CC. RR. di Roma con il vincolo di rafferma “fino a sei mesi dopo la cessazione dell'attuale stato di guerra”. Trasferito quindi al Comando Legione Carabinieri Reali di Verona (stazione di Isola della Scala), vi rimase sino al 14 ottobre dello stesso anno; nello stesso periodo Dall'Alba per esigenze di guerra venne assegnato al 36° Battaglione CC. RR. in corso di formazione, con destinazione di guerra la Russia, facendo cosí parte dell'8ª Armata. Dal 21 novembre 1942 al 18 gennaio 1943 il carabiniere Dall'Alba operò sul fronte russo con la 25ª sezione motorizzata Carabinieri addetta alla 9ª Divisione autotrasportabili Pasubio e la sua unità venne coinvolta nelle tristi vicende della disfatta e dall'accerchiamento russo. Dalle date si può dedurre che egli venne coinvolto nella famosa offensiva russa denominata "Piccolo Saturno" che ebbe come obiettivo principale il settore tenuto dalla Divisione Ravenna la quale, vistasi accerchiata, iniziò una ritirata alla quale si unirono successivamente anche la Divisione Torino e la Divisione Pasubio. Sul finire del '42 i Russi avevano scatenato violenti attacchi contro le colonne italiane e tedesche in ritirata nei pressi di Arbusov. Anche il Dall'Alba ne fu vittima, disperso durante un'operazione di combattimento del 18 gennaio 1943 in località Filonovo, a circa 20 km dal fiume Don. Il carabiniere Noè Dall'Alba aveva compiuto 22 anni nemmeno un mese prima. Il 18 aprile la Legione CC. RR. di Verona rilasciava dichiarazione ufficiale della sua irreperibilità. Piú articolate le notizie intorno a Gregorio Facci. Figlio di Angelo e di Cecilia Greselin, nacque a Tretto il primo agosto 1901. Chiamato in armi con il Distretto di Bassano del Grappa il 14 settembre 1920, venne collocato in congedo il 6 novembre 1923 per fine ferma, senza disonori, quale carabiniere a piedi presso la Legione Carabinieri Reali di Verona. Una ventina d'anni dopo il primo agosto 1942 venne richiamato nuovamente in armi presso la legione Carabinieri Reali di Bolzano e trasferito alla stazione del Brennero, quindi portato al posto fisso Terme del Brennero in vigilanza alle linee ferroviarie. Vi prestò servizio sino all'8 settembre 1943 poi, come altri soldati italiani convinti che la guerra fosse finita, lasciò il proprio comando per tornare a casa, ma venne catturato l'indomani dai tedeschi e il 30 ottobre 1943 fu deportato in Germania al campo Stalag IX Bad Sulza. Le ricerche condotte su di lui hanno portato al campo di concentramento di Mittelbau-Dora famoso in quanto vi si costruivano le bombe volanti V2 che bombardavano quasi giornalmente Londra. Ne era progettista anche lo scienziato Wernher von Braun che, catturato dagli Americani, li porterà nel 1969 alla conquista della Luna anche grazie alle conoscenze e agli esperimenti condotti sulla pelle dei molti deportati civili e militari che in quel luogo vi trovarono la morte. Interpellati sul nostro, i responsabili dell'archivio fornirono i seguenti dati: “Following information I've got in our archives' files: Gregorio Facci, born on 08. 01. 1901, died in Mittelbau-Dora concentration camp on 31. 01. 1944. He was registered with the inmates' number 0509 as an Italian prisoner of war”. [Nei nostri registri d'archivio ho ricavato le seguenti informazioni: Gregorio Facci, nato il giorno 8 gennaio 1901, morí nel campo di concentramento di Mittelbau-Dora il 31 gennaio 1944. Era registrato con il numero di carcerato 0509 quale prigioniero di guerra italiano]. Grazie all'Associazione Nazionale Deportati, si acquisí l'indirizzo della Croce Rosa Deportati - Bad Arolsen per chiedere ulteriori informazioni. Il 21 luglio dello scorso anno giungeva questa risposta: “Oggetto: Vostra richiesta relativa al sig. Gregorio FACCI, nato il 08. 01. 1901 a Tretto. […] Facendo riferimento alla Vostra richiesta in oggetto Vi informiamo che, sulla base dei dati che ci sono stati forniti, abbiamo proceduto ad un esame delle nostre fonti documentarie. Negli archivi del Servizio Internazionale di Ricerca sono state rilevate le seguenti informazioni: FAZZI Gregorio, nato il 08. 01. 1901, di nazionalità italiana, è stato incarcerato il 21 ottobre 1943 al comando di Dora del campo di concentramento di Buchenwald, numero del detenuto: 0509, proveniente dallo Stalag (luogo non indicato); ivi deceduto il 31 gennaio 1944 alle 14.00; causa del decesso: setticemia a seguito di un flemmone al piede ed alla gamba destri. Categoria: "Kriegsgef."(=Kriegsgefangener / prigioniero di guerra). Le informazioni della richiesta differiscono da quelle contenute nei nostri documenti sul punto seguente: cognome: FACCI. Per quanto riguarda la Vostra domanda sull'ubicazione della tomba, Vi informiamo che per quanto ci è dato di conoscere, i detenuti deceduti erano inceneriti nel crematorio del campo principale di Mittelbau (comune di Salza). Tuttavia non siamo a conoscenza di cosa sia stato fatto delle loro ceneri e delle loro urne. Ci teniamo inoltre a segnalare che il campo di concentramento di Mittelbau si trovava nel quartiere di Salza della città di Nordhausen/Harz. In questa città è stato eretto un monumento in memoria delle vittime”. Fu cosí chiaro perché dal fascicolo degli Albi d'Oro tenuti presso la Segreteria del Sindaco di Schio il Facci risulti tuttora disperso e l'errore della trascrizione del cognome. Grazie all'intervento del Presidente dell'A.N.C. nella persona di Claudio Dal Lago e del Presidente dell'Associazione Ricercatori Storici IV Novembre Giorgio Dall'Igna, il sindaco di Schio Luigi Dalla Via ha redatto, con l'aiuto dell'Ufficio Anagrafe, un certificato completo su Facci Gregorio chiedendo alla Croce Rossa Deportati e all'Ufficio Ricerche di Bad Arolsen, dopo aver accertato l'errore, di rilasciare il certificato di morte da consegnare alla nipote. Il nostro concittadino è ricordato tra i CADUTI E DISPERSI SCLEDENSI NELLA GUERRA 1940-45 all'interno della chiesa della SS.ma Trinità - Sacrario Militare: il suo nome (CARAB(INIERE) FACCI GREGORIO) si trova nella parete di fondo, a sinistra, nella seconda lastra di marmo, assieme a quello degli altri caduti e dispersi IN GERMANIA. Nello stesso Sacrario Militare di SS.ma Trinità, nella parete di fondo, a sinistra, nella seconda lastra di marmo, assieme agli altri CADUTI E DISPERSI scledensi nel TERRITORIO METROPOLITANO durante la guerra 1940-45 è ricordato il CARAB(INIERE) BARON GIOVANNI. Come per i sopra citati, ci si attivò in una attenta ricerca d'archivio per acquisire ulteriori informazioni. Si venne cosí a conoscenza di alcune incongruenze: non risultava nell'elenco degli Albi d'oro custoditi nella segreteria del sindaco di Schio; inoltre all'Ufficio Generale di Leva non risultava alcun carabiniere di quel nome. Pertanto l'Associazione Nazionale Carabinieri di Schio ritenne opportuno di non trascrivere il suo nome accanto agli altri due nella targa d'onore del nostro Parco Carabinieri, ma di farlo eventualmente in seguito. L'Ufficio Anagrafe del Comune di Schio attestava che, figlio di Domenico e di Maria Santacatterina, era nato a Magrè il primo ottobre 1921 e che la sua condizione era quella di “conduttore in proprio coltivatore coadiuvante”, abitante nel 1936 a Raga. In data 2 maggio 2006 si acquisiva poi dall'Ufficio Stato civile del Comune di Bassano del Grappa il certificato di morte dello stesso Giovanni Baron: se ne ricavava che egli, non era disperso ma ufficialmente deceduto presso l'Ospedale civile di Bassano il 15 ottobre 1945. Si acquisiva inoltre il 5 febbraio di quest'anno il foglio matricolare dello stesso: il Baron vi risulta arruolato il 26 gennaio 1942 nel 55° Reggimento Fanteria; vi si menziona pure l'atto di morte trasmesso dal Comune di Schio. Raccolta questa documentazione, l'autore delle presenti note, appartenente all'Associazione Ricercatori Storici IV Novembre di Schio, informava ufficialmente l'A.N.C. e l'Onorcaduti di Asiago chiedendo di verificare la documentazione acquisita e di svolgere ufficialmente ulteriori accertamenti al solo fine di un'eventuale correzione della lapide al Sacrario Militare di SS.ma Trinità. Dalla documentazione gentilmente fornita dall'Associazione Memoria della Deportazione con sede a Milano si ricavava anche che un altro scledense era morto nello stesso campo di concentramento dove fu rinchiuso Gregorio Facci e che, per uno scherzo beffardo del destino, anche lui era nativo di Tretto: Giovanni Costalunga. Egli però risultava essere stato rinchiuso non come prigioniero di guerra ma come prigioniero politico. Si interpellò allora lo storico e giornalista Luca Valente, specializzato proprio nello studio sulla Resistenza italiana e sul secondo conflitto mondiale. Egli, dopo accurate ricerche, confermava che il Costalunga non risultava dagli elenchi dei partigiani scledensi deportati in Germania a seguito dei vari rastrellamenti compiuti dai Tedeschi e dai fascisti. Si procedeva pertanto ad una ricerca storica presso l'Ufficio Anagrafe di Schio: da essa emergeva che lo stesso era emigrato in Francia per lavoro, poi era rientrato di nuovo in Italia per sposarsi, quindi aveva fatto nuovamente rientro in Francia a Hlange per svolgere l'attività di minatore. Qui molto probabilmente venne catturato dai Tedeschi e deportato in Germania al campo di concentramento di Kz-Mittelbau Dora dove trovò la morte. Lo conferma la seguente documentazione: “Following information I've got in our archives' files: […] Giovanni Costalunga was transported by the SS from Natzweiler concentration camp to camp Dora on 17. 09. 1944. He was registered with the inmates' number 89586. On 01. 11. 1944 he had to work in Harzungen, which was a sub-camp of Mittelbau-Dora concentration camp. He died on 25. 01. 1945. […] Document center”. [Nei nostri registri d'archivio ho ricavato le seguenti informazioni: Giovanni Costalunga, venne trasferito dalle SS dal campo di concentramento Natzweiler al campo Dora il 17 settembre 1944. Era registrato con il numero di carcerato 89586. Il primo novembre 1944 dovette lavorare in Harzungen, che era un sottocampo del campo di concentramento Mittelbau-Dora. Morí il 25 gennaio 1945]. Nei tre documenti allegati si legge: 1) al num. 163: “I[talien]; 15240; 01162; Costalunga Giovanni; 9. 9. [19]06; Tretto” 2) al num. 6: “It[alien]; 89586; Costalunga Johann; 9. 9. [19]06” 3) al num. 703: “It[al]l[ien]; 89586; Costalunga Giovanni; 9. 9. [19]06 Tretto”.